Bandiera del Messico: Storia, Colori e Curiosità

Tutti conosciamo la bandiera messicana ma quando nasce come simbolo patriottico e come è cambiata nel corso dei secoli? Ecco la nostra guida alla sua storia e ai suoi elementi caratteristici!

 

IDENTIKIT

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bandiera messicana

La bandiera del Messico è un tricolore verticale composto da tre colori, verde, bianco e rosso, adottati dopo la Guerra di Indipendenza (dove il verde indica la speranza, il bianco l’unità e il rosso il sangue di coloro che si sono sacrificati per la patria), e dallo stemma messicano posto al centro, che rappresenta un’aquila reale appoggiata con una delle sue zampe sopra un cactus, mentre con l’altra afferra un serpente che cerca di liberarsi dal suo becco.

STORIA

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Le prime bandiere del Messico colonizzato erano ispirate alla Croce di Sant’Andrea; bisogna attendere invece il 1800 per definire la storia della bandiera con gli elementi attuali. Ad esempio, tra il 1821 e il 1858, una corona venne tolta e poi riposizionata sulla testa dell'aquila, mentre nel 1864 fu l’Imperatore Massimiliano I del Messico, a ricollocare la corona sulla sua testa, aggiungendo anche il motto “Equidad en la Justicia”.  Nel 1865 la bandiera fu modificata sul modello di quella francese e nel 1916, l’aquila (senza corona) venne rappresentata di lato e non più frontalmente. Nel 1968 infine, il presidente della repubblica Gustavo Díaz Ordaz ne decretò la versione definitiva, presentandola al mondo per la prima volta in occasione dei Giochi Olimpici tenutasi a Città del Messico nello stesso anno.

 

SIMBOLI

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 L'immagine dell'aquila fa riferimento alla storia della fondazione di Tenochtitlan, la capitale azteca. Secondo la leggenda infatti, gli aztechi intuirono dove costruire la loro città alla vista di un'aquila (simbolo del sole) appollaiata su un cactus. Il serpente invece era considerato benevolo dal popolo, in quanto rappresentava la madre terra. Dopo la colonizzazione spagnola gli stessi simboli divennero portatori dei valori cristiani: l’aquila rappresentava il bene, il serpente il male sconfitto e l’alloro decorativo nella parte inferiore la gloria. Infine, il cactus richiama uno degli elementi più caratteristici della vegetazione messicana.


San Valentino: L'Amore ai Tempi di Frida Kahlo e Diego Rivera

Una delle storie d'amore più travagliate, intense e memorabili dello scorso secolo che vivrà per sempre: nella festa degli innamorati, ripercorriamo insieme l'amore messicano più famoso, quello tra Frida Kahlo e Diego Rivera!

 

Frida e Diego si incontrarono per la prima volta nel 1922, quando Rivera stava dipingendo il murale de "La Creazione" nell'auditorium della Escuela Nacional Preparatoria. Diego all’epoca aveva 36 anni, era stato già sposato due volte e vantava una lunga esperienza come artista internazionale: si dice che, quando Frida seppe della presenza di Diego nella scuola, si precipita nella sua direzione, nonostante fosse legata sentimentalmente ad Aljandro Gomez Arias.

Nel 1925, Frida rimane coinvolta in un gravissimo incidente al quale sopravvive per miracolo: tuttavia, viene lasciata poco dopo dal suo ragazzo, e da quel momento, il dolore e la morte diventano i temi dominanti della vita e dell’arte di Frida.

 Frida Kahlo, Frida e Diego Rivera, 1931

Incontra di nuovo Diego nel 1928 ed è subito un colpo di fulmine. La proposta di matrimonio non tarda ad arrivare e, nonostante manchi il consenso dei genitori di Frida, i due si sposano comunque. Con il matrimonio, arrivano anche i periodi bui: Frida infatti smette di dipingere per un po’ e si dedica alla vita da moglie, resta incinta ma perde il bambino; poco dopo inoltre, i due partono per la California per impegni di lavoro di Diego. Qui Frida però non trova pace, e questo malessere inizia a farsi sentire nel rapporto tra i due coniugi, complici anche i continui tradimenti di lui.

Una volta finito il lavoro in America, decidono di tornare in Messico anche per permettere a Frida di concentrarsi sui suoi problemi di salute, e costruiscono la loro casa a San Angèl.

Nei suoi diari Frida Kahlo scrive:

"Diego, amico
Diego, costruttore,
Diego, mio ragazzo
Diego, mio fidanzato
Diego, pittore
Diego, mio amante
Diego, mio marito
Diego, mio amico
Diego, mia madre
Diego, mio padre
Diego, mio figlio
Diego, io
Diego, universo
Diversità nell'unità
Ma perché lo chiamo il Mio Diego?
Non sarà mai mio. Non appartiene che a sé stesso".

Partono nuovamente, vanno a New York ma Frida non ama la città. Resta di nuovo incinta e perde ancora una volta il bambino; dopo vari mesi anche Diego non riesce più a stare in città per questioni politiche. Si arriva quindi al 1934 e in questo periodo succede un fatto tremendo: Diego inizia una relazione con Cristina Kahlo, la sorella di Frida. I due artisti dunque, prima si separano e poi divorziano.

Dopo questa lontananza tuttavia, il malessere si fa sentire ancor di più: Frida a causa delle varie malattie comincia a bere troppo e Diego soffre per lei, così dopo poco tempo i due si sposano di nuovo. La pace non arriva mai perché Frida si ammala sempre più. Nonostante la sua salute cagionevole, partecipa con Diego alla manifestazione che riunisce gli oppositori di Castillo Armas. In mezzo alla folla di manifestanti, Diego spinge la carrozzina sulla quale è seduta la moglie, che tende il pugno insieme ad un cartello sulla quale ha disegnato una colomba. È l'ultima apparizione pubblica di Frida, che muore il 13 luglio 1954 per embolia polmonare.

Diego, dopo la morte di Frida, si sposa per la quarta volta, con Emma Hurtado nel 1955, e dedicò gli ultimi anni della sua vita a far conoscere il lavoro di sua moglie. Muore infine il 24 novembre 1957 a Città del Messico.

Un'esistenza glorificata dalla passione, che lascia dietro di sé dei quadri straordinari e una storia d'amore che, nonostante tutto, resta una delle più appassionanti di sempre.


Charreria: Chi Sono I Cowboy del Messico

Amanti del Far West e dei Cowboy?
Facciamo un tuffo nella storia della charreria, una tradizione messicana ricca di adrenalina e di spettacolo!

 Le origini della charreria e dei charros, i cosiddetti cowboy messicani (nota bene: sono nati prima i charros e dopo i cowboy americani), risalgono ai tempi di spagnoli e indios: i primi non volevano che i nativi messicani apprendessero come cavalcare, perché volevano evitare che si impadronissero di un animale così utile ed essenziale. Solo nel 1619  il Vicerè concesse al gesuita Gabriel de Tapia di insegnare a cavalcare a 20 indios, che dovevano prendersi cura di 100mila capi di bestiame.

La charreria vera e propria ha origine probabilmente nel 1800, quando i lavoratori delle haciendas, grandissimi latifondi a uso agricolo o pastorale, cominciano a specializzarsi nella costruzione di un rapporto col cavallo che andasse oltre le questioni puramente lavorative. Nel 1880 infine, Ponchano Diaz diede origine alla charreria professionale, comprendente dei grandi numeri di spettacolo. La più antica pratica potrebbe essere stata quella della cattura del toro, che si eseguiva con 3 persone: una lanciava il lazo per bloccare la testa, una per le gambe dietro, e una terza pronta a intervenire in caso di perdita di controllo. A disputarsi l’origine sono due Stati messicani: Hidalgo (presunto luogo di nascita della professione) e Jalisco.

La charreria è una questione familiare: i charros infatti sono persone che vivono dell’allevamento, e quindi usano questa tecnica ogni volta che devono marchiare, curare un cavallo o un toro. Solitamente, charro si nasce, anche se esistono dei corsi di charreria per bambini. Anche le donne possono diventare charros: la differenza è che cavalcano con le gambe di lato e non eseguono l’operazione di cattura dell’animale, dilettandosi invece con la pratica del lancio del lazo.

I charros fanno competizioni molto seguite a livello locale (la charreria è considerata uno sport nazionale in Messico), ed esistono diversi circuiti di gare con tanto di scommesse. Uno dei più noti è il “Circuito Excelencia”, una gara annuale che richiede come prezzo di iscrizione 100mila pesos per squadra all'anno. I premi corrispondono alla stessa quantità di denaro: non sorprende dunque che di questo lavoro si possa addirittura vivere.

Ciò che differenzia charros e cowboy sono i vestiti e la tecnica. I charros, prima di catturare l’animale, compiono una serie di movimenti di grande perizia, precisione e estetica, che anticipano il senso “pratico” dell’esercizio, cioè la cattura. Per quanto riguarda l'abbigliamento invece, si compone di una divisa folkorica vistosa, che si presenta in diverse colorazioni.

La charreria è diventata Patrimonio Culturale Intangibile dell’Unesco dal 1 dicembre 2016: un grande riconoscimento per una manifestazione così sentita a livello nazionale e così ricca di dettagli interessanti!